Più di un lavoratore su tre ritiene di non lavorare sempre in sicurezza. 

Questo è uno dei risultati più evidenti del sondaggio realizzato dalle segreterie provinciali di Fim Cisl dei Laghi, Fiom Cgil e Uilm sul tema “Ambiente e sicurezza“, coinvolgendo 140 aziende metalmeccaniche della provincia di Varese con 17.557 lavoratori per un totale di 6.137 questionari raccolti.

I RISULTATI DEL SONDAGGIO
Un questionario che comprende ben 23 domande e che si prefigge lo scopo principale di conoscere la percezione che hanno i lavoratori in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro, oltre a indagare non solo il grado di consapevolezza rispetto ai rischi che comporta il proprio lavoro ma anche la conoscenza delle figure presenti in azienda che si occupano di sicurezza, i riferimenti legislativi e le azioni da intraprendere. 

Da gennaio ad agosto di quest’anno le denunce per infortuni in Lombardia sono state circa 77mila, lievemente in calo rispetto al 2018. Mentre nello stesso periodo gli incidenti mortali sono passati da 97 a 102. La provincia di Varese, vede un aumento del numero complessivo delle denunce degli infortuni, passate da 6.265 a 6.285, e delle morti sul lavoro, passate da 4 a 13. C’è un dato che deve essere evidenziato: il 39% dei lavoratori intervistati non ritengono di lavorare sempre in sicurezza. Contemporaneamente l’85% di loro dichiarano di conoscere i rischi delle attività svolte in azienda e anche quelli della macchina utensile che sta utilizzando. 
Un’altra domanda cruciale è la non conoscenza del 55% della titolarità dell’aggiornamento del Documento di valutazione del rischio (Dvr), che rappresenta un passaggio fondamentale nella prevenzione perchè delinea la mappatura dei rischi presenti in un’azienda. Dalle organizzazioni sindacali territoriali si fa notare come sia presente “un problema culturale che coinvolge anche i datori di lavoro e l’organizzazione del lavoro” perchè “un tempo si faceva magazzino e questo permetteva di fare una seria programmazione mentre oggi si gestiscono le commesse e i picchi di domanda al momento ricorrendo ai lavoratori somministrati e il tempo per la formazione non è mai sufficiente”. 

UNA STRAGE QUOTIDIANA 
Dall’inizio del 2019 ad oggi sono morti in media tre lavoratori al giorno, raggiungendo il numero spaventoso di 700 vittime sul lavoro. In questo freddo dato che ci restituisce l’Inail ci sono storie personali e familiari segnate per sempre, padri, madri e figli che non ritornano più a casa dai loro affetti, vite spezzate mentre esercitavano il proprio mestiere. Negli ultimi dieci anni in Italia i morti sul lavoro sono stati 17mila. Una strage continua, quotidiana che passa in secondo piano nei notiziari e nelle pagine dei giornali. Si continua a morire nei cantieri e nelle fabbriche schiacciati da pesi, investiti da mezzi in manovra, asfissiati da esalazioni chimiche, precipitando dall’alto. 

Nei primi dieci mesi del 2019 ci sono state circa 417mila denunce all’Inail per incidenti, 353mila sul posto di lavoro e 63mila “in itinere”. La percentuale maggiore di lavoratori infortunati la troviamo nelle fabbriche (328mila), non omettendo quelli che svolgono il proprio lavoro per conto dello Stato (66mila) e in agricoltura (21mila). Il Nord Italia ha il triste primato (255mila), seguito dal Sud (81mila) e dal Centro (80mila) e, inoltre, dai dati Inail si può osservare come ci sia un’incidenza maggiore nella fascia d’età 50-54 anni, con circa 52mila lavoratori infortunati. 

Una situazione con numeri da conflitto bellico, con dati e situazioni intollerabili nel 2019, che ha fatto scivolare l’Italia al quattordicesimo posto della classifica stilata da Eurostat in tema di sicurezza nei luoghi di lavoro. 

Tutto questo è frutto di più variabili come le promesse disattese dei governi che si sono succeduti negli anni, con norme e sanzioni poco efficaci, con la scarsa pianificazione di importanti investimenti nella formazione e nella prevenzione, con gli organici ispettivi ridotti a un numero insufficiente e la mancata integrazione tra Inail, Asl e Ispettorato del Lavoro con un’unica banca dati per facilitare ed rendere maggiormente efficaci ed efficienti i controlli e le visite nelle aziende. Secondo Andrea Farinazzo, Responsabile nazionale Uilm per l’Ambiente, Salute e Sicurezza “la cultura della sicurezza parte da una corretta formazione e dovremmo utilizzare gli strumenti che il Ccnl ci mette a disposizione come i break formativi”.

“Tutto ciò – conclude Farinazzo - porterebbe i lavoratori e gli Rls alla base della conoscenza in materia di sicurezza sul lavoro”

Ufficio stampa Uilm

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